Cuoghi Vanni


nato a Genova nel 1966 , vive e lavora a Milano

La galleria Marco Codognotto di Udine è lieta di presentare la monografica di Vanni Cuoghi, Tra sogno e (di)segno, con un testo di Arianna Baldoni. In mostra un nucleo di venti opere delle serie dei diorami dal titolo Monolocale e Saluti da, realizzate ad acquerello e china su carta a partire dal 2014 sino a oggi. A queste si affiancano due dipinti su legno sagomato che raffigurano alcune piante officinali, tema trattato da Cuoghi negli ultimi anni di ricerca, esplorando il concetto della Messa in scena della Pittura contestualmente all’ibridazione linguistica del disegno e della scultura, attraverso la tecnica del paper cutting e della sagomatura. La sua pratica prende avvio dal segno di una penna, un bisturi o una lama, per tracciare dapprima il contorno dello spazio e delle figure che poi ritaglia dal supporto cartaceo oppure da tavole lignee. «C’è una strada che la pittura percorre, in cui si relaziona, obbligatoriamente, con la terza dimensione ed è la lingua della scenografia in cui lo spazio viene agito, simulando la vita, attraverso la narrazione», spiega Cuoghi. «Affrancandosi dalla matrice originaria, le forme, le miniature e i ritagli si combinano, creando l’intreccio narrativo che si riflette su piani multipli dipinti. Il linguaggio pittorico si appropria così delle tecniche archetipiche sia della scultura, assumendo connotazioni oggettuali, sia dell’architettura nella definizione dello spazio. Nella serie dei Monolocali – creata in cento esemplari – riverberano atmosfere metafisiche e stranianti, quasi fossero microcosmi di storie silenti, enigmi traslati nel tempo, laddove lo sguardo adombra l’ignoto. Si tratta di narrazioni che si fanno aneddoto sulla potenza illusionistica delle immagini dipinte, disegnate, ritagliate, rifilate. Nel ciclo Saluti da, tra quinte e piani alterni all’interno di piccoli contenitori in plexiglas, prendono forma racconti di eventi passati tra cui due lavori inediti realizzati da Cuoghi in omaggio alla città di Udine», scrive Arianna Baldoni.